Flori pochi mesi fa felice a Vallicciola.

venerdì 7 ottobre 2011

48 di 365 - Il labile confine dell'autocontrollo

Flori in montagna tutta bagnata

Credo che questa fotografia sia bellissima, lo sguardo, il pelo di Flori, lei che si lecca il naso è meraviglioso.
Ieri il Marito ha messo un po' d'ordine tra le nostre fotografie inserendole sul programma IFoto di Apple, io passavo alle sue spalle e lo sguardo mi è caduto su questa foto che avevo dimenticato e gli ho detto che l'avrei voluta per il blog. Ieri notte l'ho trovata, insieme ad altre, sui documenti condivisi del mio pc. Che dire: non è difficile voler bene a un Marito come il mio...

Oggi a pranzo gli ho detto che vorrei cambiare immagine sullo schermo del computer che ho in ufficio e che vorrei questa, che il pelo di Flori è proprio bello, così particolare e i colori ecc. ecc e lui mi ha detto "Non ti ricordi? Flori era tutta bagnata perché aveva corso in mezzo all'erba...."
E ho dovuto interromperlo e chiedergli di cambiare discorso: il ricordo di Flori che corre nell'erba bagnata della montagna mi ha sopraffatto, il dolore mi ha aggredito alle spalle, le lacrime si sono accumulate dietro gli occhi.

Perché io vado avanti, la vita scorre normale, quasi banale, ma basta un piccolo granellino di sabbia e l'ingranaggio si interrompe, va fuori fase e tutto va a rotoli.
Io vado a rotoli.

giovedì 6 ottobre 2011

47 di 365 - A passeggio con le lacrime

Sono uscita dall'ufficio ad un'ora vergognosa, avevo voglia di aria, di luce, di gente e rumori e vetrine e macchine, ho proposto al Marito di parcheggiare sotto a casa e andare a fare due passi con Sansone per distrarmi un po'.
E dopo, ma solo dopo, la cena, la casa, il blog.
Sulla strada del ritorno abbiamo visto, che veniva in direzione opposta alla nostra, un signore che abita nel quartiere e che aveva una cagnolina che Flori proprio non sopportava. La cagnolina è morta a Natale del 2009 e per questo signore è stato un colpo terribile, ma dopo una settimana il figlio gli ha portato in casa un'altra cagnolina e ora sono felici insieme, anche se quando parla della cagnolina che non c'è più al signore si inumidiscono gli occhi.
Quando l'ho visto arrivare da lontano ho chiesto al Marito se sapesse della morte di Flori e non lo sapeva. Arrivato presso di noi ha subito chiesto di lei e ho dato le spiegazioni di rito a cui mi ero già preparata emotivamente, ma non ero pronta per ascoltare di nuovo la sua storia: di come fosse morta la sua cagnetta in sole 4 ore, di come lui fosse disperato e non volesse un altro cane, di come il figlio gli portò la cagnetta che ha adesso e di come ora sia felice con lei.
Non ero pronta a sentimi dire che devo prendere un altro cane, che avrebbe una cagnolina perfetta per me, che non me ne rendo conto ma che è il momento, che il momento è proprio questo.

Non ero pronta a sentire tutto questo e non sono pronta a prendere un cane, non ho amore da dare nemmeno a Sansone, nemmeno una briciola, è come se tutto l'amore che provavo per Flori si fosse prosciugato insieme all'amore per lui e questo mi fa davvero tanto soffrire.
E adesso basta, mi sono esaurita.

mercoledì 5 ottobre 2011

46 di 365 - Quando il dolore non tace

La vita va avanti senza scosse apparenti. 
Tutte le mattine mi preparo e vado al lavoro e ci resto almeno fino alle cinque e mezzo. Nell'intervallo del pranzo il Marito viene a prendermi con Sansone e mangiamo insieme raccontandoci le novità e le cose che abbiamo fatto.
Mentre sono in ufficio chiacchiero, rido, mi arrabbio, insomma sono viva.
All'uscita dal lavoro vorrei andare al mare a camminare o in campagna a camminare o in giro per la città a camminare, ho bisogno di svuotare i pensieri, di rilassare muscoli e cervello, di ricaricarmi, spesso invece torno a casa e allora c'è il blog da aggiornare, un'occhiata a facebook, la cena da preparare e sempre, sempre qualche altra cosa da fare a cui non riesco a sottrarmi.
Dopo cena è il mio momento, finalmente tutto si ferma e posso farmi coccolare dal Marito davanti alla tivù, immagine borghesissima lo so, ma le coccole sono proprio terapeutiche e poi abbiamo un'enorme quantità di film e serie tv in arretrato da guardare.
Il fine settimana ci si sveglia con più calma ma ci si alza ugualmente presto, si fa colazione al bar e quasi sempre si esce dalla città e si va al mare e sto proprio bene, vorrei che fosse sempre così e non è vero che mi annoierei come dicono tanti.

La vita va avanti senza scosse apparenti, come una normale e banale vita di provincia e il dolore tace perché il pensiero di Flori è ranicchiato in un angolo buio, in contrasto con quanto lei era luminosa e solare.
Il dolore tace perché la mia vita va avanti facendo finta di niente, come se lei non fosse altro che una parola vuota di significato: "flori" cosa significa questa parola? flori flori flori flori flori la ripeto finché non vuol dire più niente ed è solo un suono vuoto. 
Il dolore tace perché non riesco più ad affrontarlo, perché è ancora troppo, perché non gli posso aprire la porta e permettergli di uscire. 

Ma oggi ho guardato un cagnetto peloso e biondo dal finestrino della macchina e ho provato a cercare qualcosa in comune con Flori e né lo sguardo, né il naso o il portamento avevano niente di suo ma l'immagine di lei mi è arrivata negli occhi ancora così viva che avrei voluto urlare.

martedì 4 ottobre 2011

45 di 365 - Sentirsi in colpa

Che ho tanto lavoro arretrato ve l'ho già detto, che sono stanca come se non avessi fatto nemmeno un giorno di vacanza anche, che mi tratterrò un po' oltre l'orario di lavoro in ufficio per far fronte al ritardo pure.
Ma non vi ho detto che la sera ho sempre meno voglia di tornare a casa, che questa casa continua ad essere vuota, talmente vuota che mi sembra di sentire i miei passi rimbombare, che vorrei stare fuori fino al momento di sparire sotto le coperte, e così evitare l'ingresso in una casa senza Flori, la preparazione della cena in una cucina senza Flori, un divano senza Flori, il mio abbraccio senza Flori.

Sono stufa, voglio che torni, sono arrabbiata, sono furiosa, voglio che la mia cagnetta adorata sia qui con me, voglio che sia rimasta chiusa in una stanza e adesso io apro la porta e lei è lì al buio che mi aspettava.

E mi sento in colpa e cattiva perché questo cagnolino meraviglioso non mi muove una briciola di cuore, gli preparo da mangiare, lo accarezzo, gli parlo dolcemente ma è come se recitassi bene il ruolo della brava mamma. Solo questo.

lunedì 3 ottobre 2011

44 di 365 - Invito al gioco

Certe notti, spenta la tele e le luci, preparata la borsa per il giorno dopo, lavati i denti, certe notti a Flori veniva voglia di giocare.
Si faceva capire facilmente, mi invitava, letteralmente, al gioco.
Iniziava a saltellare per aria e a fare delle semi piroette e ogni volta che ricadeva a terra quasi rimbalzando, scattava di corsa per farsi inseguire fino alla cucina.
Io facevo finta di inseguirla e all'ultimo momento, quando lei era ormai certa che le corressi dietro, mi nascondevo da qualche parte, nell'oscurità e rimanevo in attesa.
Sentivo la sua delusione provenire dalla cucina, guaiva chiamandomi, ripartiva correndo a cercarmi e quando sbucava dal buio le facevo un agguato improvviso che la spaventava ma la elettrizzava ancora di più.
E tutto ricominciava proprio come con i bambini.

Tutto questo Flori lo faceva con un semplice scopo: riuscire ad estorcermi un premietto.
I premietti sono piccoli pezzetti di pane che teniamo chiusi nel mobile della cucina e che usiamo per premiare i cagnetti (ora Sansone...) quando fanno qualcosa di particolarmente meritevole. La cosa, devo dire, con il tempo ci ha un po' preso la mano e i cagnetti ci hanno chiesto i premietti a loro piacimento e qualche volta (spesso) noi abbiamo ceduto.
Ma se una cagnetta imbastisce tutto un ambaradam di gioco e nascondino e piroette e saltelli per aria per ottenere un pezzetto di pane, ditemi voi, è possibile resistere?

domenica 2 ottobre 2011

43 di 365 - Strani tipi umani e animali

Ieri pomeriggio siamo stati in un paese dell'interno perché un amico del Marito che fa il disegnatore di fumetti doveva parlare ai ragazzi del posto del lavoro di fumettista e aveva invitato anche il Marito a spiegare il suo lavoro di colorista.
Il paese è splendido, piccolissimo, con le case e le strade in basalto, pulitissimo e ordinato, la gente allegra e ospitale, curiosa di un mestiere che sembra nuovo e nuovo non è, curiosa forse sopratutto del fatto che ci si possa vivere di un mestiere così e che due uomini adulti e dai capelli brizzolati possano disegnare e colorare pupazzi di carta.
L'incontro con i ragazzi è stato interessante e mi sono emozionata ad ascoltare il Marito che parlava in pubblico, è stato bello e lui è stato bravo.

Quando l'incontro è finito siamo stati portati a vedere i murales del paese e, naturalmente, non avevo la macchina fotografica con me, ma vi assicuro che alcuni erano davvero belli, sopratutto l'ultimo, quello sulla sostenibilità, poetico.

Poi ci hanno raggiunto gli amici d'infanzia del disegnatore e abbiamo assaggiato insieme al resto del paese una gustosa fregula con salsiccia e cotenne di maiale (!) che non avevo mai provato, maialetto arrosto, una ricotta paradisiaca e per finire una buonissima torta di mele. Iniziavo ad essere stanca, il pomeriggio e la serata erano stati caldissimi, quasi più che in piena estate, e desideravo tornare a casa. Ma il nostro amico non vedeva i suoi amici da anni e la serata è continuata in una campagna non lontana, a casa di uno dei ragazzi, A., che fa il coltivatore.

Fare il coltivatore significa che vive in campagna dove possiede 2 serre che coltiva a pomodori, coltivazione rigorosamente biologica, che quest'anno sono stati attaccati da un insetto arrivato nientemeno che dal Brasile, che quel poco che produce lo vende ad una cooperativa che commercializza prodotti biologici ma che ha intenzione di abbandonare e produrre soltanto quello che gli occorrerebbe per sé: produrre pomodori e scambiarli con formaggio o aiuto in campagna o altro. Che dire? Sono rimasta sorpresa e colpita che qualcuno possa avere un progetto di vita come questo.
A. vive con 4 cani e un numero imprecisato di gatti, poi c'è il riccio che arriva durante la notte e le volpi che la sera si fermano a guardare l'orizzonte con i cani.
I cani sono stati tutti trovati perché abbandonati da qualche bastardo o salvati da morte certa perché investiti da qualche auto. C'è Whisky, una sorta di pincher biondo con una spruzzatina di bianco sul musetto e poi Taralla che ha la testina di un chihuahua ma le gambe lunghe, assettata di carezze che chiede leccandoti, c'è una cagnona nera e anziana, di 15 anni, con le zampe posteriori rotte per gli incidenti con le auto e una grande cisti inoperabile, allegra e scodinzolona.
E poi c'è Maki, che un tempo, prima dell'abbandono, si chiamava Lucky, ma A. dice che quella parte di vita non è stata molto fortunata e gli ha cambiato il nome, appena appena ma cambiato. Non me la sento di raccontarvi la storia di Maki perché mi fa male, ma vi dico ugualmente qualcosa di lui.
Bassottino di altezza, pelo ispidissimo da cinghialetto ma orecchie morbidissime, nero e fulvo con occhietti dolci color miele e buffi baffetti. E' diffidente, pauroso e attento a tutto quello che accade intorno a lui, è chiaramente il capo branco nonostante la mole inesistente ed altrettanto chiaramente è innamorato pazzo di A.
E' stato l'unico che quando siamo arrivati si è limitato ad una annusatina fugace per poi ignorarci, me sopratutto, avevo addosso e intorno tutti gli altri ma lui si è tenuto a distanza e ogni tanto incrociava il mio sguardo. Poi, centimetro dopo centimetro, ha iniziato ad avvicinarsi, fino a quando non sono riuscita ad accarezzarlo. Gli parlavo dolcemente, a bassa voce, come mi piace fare quando parlo con i cagnetti e come so che piace a loro, gli ho detto che non doveva avere paura, gli ho fatto i complimenti per le orecchie morbide e per i suoi occhi dolci e ogni volta che interrompevo le carezze lui sollevava la zampina e mi lanciava uno sguardo da sotto in su.
E' stata la prima volta dalla morte di Flori che un cagnetto ha superato tutti i blocchi di ghiaccio che ho intorno al cuore ed è stato bello ed emozionante.

Ma voglio dire ancora due parole sulla fine di questa serata e sulle persone e gli animali che ho conosciuto: un dottore che credevo un sindaco che possiede un'incredibile collezione di fumetti numeri 1, un bancario che portava al guinzaglio una maialina che dovrebbe servire a nutrire una famiglia ma che probabilmente invecchierà facendo la mamma, un gatto con le orecchie rosa e arricciate e un altro color polvere che sembrava finto.
Insomma, mai rifiutare gli inviti degli amici ad uscire dai confini, a vedere altre terre, altre facce, cose nuove. Siamo tornati alle due e mezzo come non ci succede nemmeno a Capodanno, ma vi assicuro che è stata una bellissima serata.

sabato 1 ottobre 2011

42 di 365 - Comfort food 2: crumble di pesche

Ieri sono tornata a casa molto stanca. Questa settimana è stata sfiancante lavorativamente parlando, uno si allontana un paio di settimane per le meritate vacanze, riesce appena appena a staccare e a smettere di pensare a quello che starà succedendo in ufficio e quando rientra trova una mole di lavoro arretrata inimmaginabile...

Ieri sera avrei solo voluto lasciarmi ingoiare dal divano con la speranza che qualcuno mi preparasse qualcosa da mangiare. Eh già, sono arrivata alla conclusione che quando vincerò alla lotteria non mi comprerò ville, barche o appartamenti, no, niente di tutto questo, io andrò sempre a mangiar fuori oppure assumerò una cuoca. Una di quelle cuoche intraprendenti come si vede in certi film inglesi, che la mattina ti propongono alcune pietanze, tu scegli e voilà il gioco è fatto. Fantastico. Roba da ricchi, ma fantastico.

Ma non ho ancora vinto alla lotteria, anche perché non gioco mai.... e ieri sera ci voleva qualcosa che mi coccolasse, allora vada per un dolce al cucchiaio, veloce da preparare e morbido e voluttuoso da gustare.

CRUMBLE DI PESCHE

Questo è un Crumble veloce da preparare, per far fronte ad una voglia di dolce all'uscita dall'ufficio alla fine di una giornata difficile, io ho usato i biscotti per fare le briciole ma le brave cuoche le fanno da sole e il risultato è sicuramente migliore.

Ingredienti per 2 persone:

2 pesche a pasta gialla (ma fuori stagione possono andar bene anche quelle sciroppate)
4 biscotti Grancereale Croccante
zucchero
zenzero, cannella, noce moscata, un chiodo di garofano
1 confezione di Philadelphia light
1 bicchierino di yogurt magro al naturale
zucchero a velo

Dopo aver lavato e sbucciato le pesche, le ho tagliate a spicchietti sottili, le ho messe in un tegamino a fondo spesso con un po' d'acqua, 2 o 3 cucchiai di zucchero e le spezie e ho fatto cuocere a fuoco moderato per circa 20 minuti, fino a quando le pesche sono diventate brune e il liquido sciropposo.

Nel frattempo ho fatto una crema lavorando il philadelphia allo yogurt e aggiungendo lo zucchero a velo ben setacciato per evitare i grumi. la crema deve essere perfettamente liscia e amalgamata.

Ho tenuto la crema in frigorifero fino a che le pesche sono diventate tiepide, poi ho messo un biscotto sbriciolato (io ho usato i Grancereale croccante ma potete scegliere qualunque biscotto sbricioloso o, ancora meglio, preparare delle vere briciole) sul fondo di una ciotolina, la metà del composto di pesche, la metà della crema di formaggio e la rimanenza delle pesche. Ho concluso con un secondo biscotto sbriciolato.
Il risultato è stato decisamente coccoloso e anche il marito è stato molto soddisfatto. Non sono abituata a fotografare le cose che preparo perciò niente foto per questa volta, ma era talmente buono che credo non tarderò a rifarlo...